Modellare insieme il futuro

Approcci multidisciplinari aiutano le aziende e gli impiegati a sviluppare visioni migliori del mondo del lavoro. Ne abbiamo parlato con Dorothea Strauss, responsabile Corporate Social Responsibility della Mobiliare.

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Signora Strauss, Lei per tanti anni è stata curatrice e direttrice di istituzioni culturali. Dunque la cultura è il suo ambiente naturale. Ma cos'è la cultura?

La cultura è fatta di arte ma anche di modo di vivere, curiosità per la ricerca e pensiero imprenditoriale. Perciò della cultura fa parte anche assumersi responsabilità – per se stessi e per l'intero contesto. E dunque il modo in cui si affrontano determinati temi e come ci si sviluppa.

Nella sua attività di responsabile di Corporate Social Responsibility della Mobiliare Lei si occupa sia di cultura che di economia. Dove si trovano le tipiche interfacce tra questi due ambiti?

L'efficacia degli approcci multidisciplinari è avvincente. Organizzare insieme, scambiarsi esperienze – ecco cosa ci vuole. Per noi assumersi responsabilità significa anche sviluppare qualcosa insieme.

In questo contesto come definisce la responsabilità?

Da un lato è nostro compito promuovere la responsabilità verso l'interno, per un approccio sostenibile con tutte le nostre risorse e accompagnare questo processo. Ne fa parte anche la questione della formazione continua. Poi la responsabilità va portata anche verso l'esterno, ma non si esaurisce presso i clienti, bensì si estende a tutto il contesto commerciale e all'intera collettività svizzera. Come azienda che dal 1826 ha una struttura cooperativa, noi della Mobiliare siamo interessati a modellare il futuro – in direzione della sostenibilità e per i processi di trasformazione di ogni tipo.

Come affronta il tema «digitalizzazione e personale»?

Noi parliamo di «digitale personale» e con ciò intendiamo dire che sfruttiamo e utilizziamo tutte le possibilità digitali in modo tale che comportino sempre un valore aggiunto anche per il rapporto personale con i nostri clienti. Concretamente significa che non parliamo in termini di «aut .... aut», bensì postuliamo «sia .... che». La ragione d'essere della nostra promessa nei confronti dei clienti è: «Vivere la vita. Noi siamo al vostro fianco.» E se a tale scopo può servire un'intelligenza artificiale, noi la utilizziamo.

Per attività ripetitive o meccaniche....

Questa ottica secondo me è riduttiva. Prendiamo ad esempio il lavoro di ricerca: è un lavoro importante e straordinario, si imparano molte cose. Un'intelligenza artificiale può risparmiarmi il lavoro di ricerca. Ma secondo me al contempo non dobbiamo lasciare che la capacità di ricercare si atrofizzi. Perché è un'esperienza straordinaria ed eccitante cercare autonomamente la nostra strada nella giungla delle informazioni. Perciò è importante riflettere bene su come utilizzare l'intelligenza artificiale in maniera sensata.

Torniamo allo slogan della Mobiliare: allora il rapporto personale con i clienti rimane anche per il futuro il fattore economico più importante?

Certamente! La Mobiliare garantisce un approccio interessante e moderno con il mondo digitale e al contempo focalizza l'attenzione sui propri valori aziendali.

Allora possiamo immaginarci una Mobiliare «on the go», che va a casa dei clienti con il laptop...

Non solo possiamo immaginarcelo, ma è già la realtà. Le nostre agenzie generali lavorano già così e sfruttano sia le strategie digitali che il colloquio personale.

Considerati i tanti punti di contatto di arte e cultura e tenendo conto del tema del personale, come andrebbero impostate la formazione e – più che altro – la formazione continua dei collaboratori?

Presso la Mobiliare mi occupo del settore della responsabilità aziendale e sociale, vale a dire nella squadra con cui lavoro ho in un certo senso il ruolo di gettare ponti verso l'interno e verso l'esterno. Negli ultimi cinque anni abbiamo sviluppato, tra le altre cose, strategie e metodi con i quali i nostri collaboratori ed altre personalità dei più diversi ambiti del sapere condividono visioni comuni per modellare il futuro in modo costruttivo. È un'attività divertente e con grandi potenzialità.

E quale sarebbe l’obiettivo concreto a favore degli impiegati?

Un obiettivo per me vincolante è riuscire a sviluppare dai nostri metodi un insegnamento ovvero una «best practice».

Allora Lei per la Mobiliare s'immagina collaboratori multifunzionali?

Le competenze sono importanti, ma altrettanto importanti sono il pensiero e l'azione interdisciplinari. Anche considerando la trasformazione digitale, in futuro saremo sempre più obbligati a non pensare più in termini di formazioni professionali classiche.

Come gli impiegati possono prepararsi al meglio a questo sviluppo?

Sarebbe auspicabile che queste esperienze non fossero riservate alla pratica professionale, bensì venissero sperimentate anche nell'ambito delle scuole professionali e delle università o addirittura già a livello della scuola elementare.

Intervista: Peter Jankovsky

Gli over 50 e la voglia di digitalizzazione

Signora Strauss, come si comporta con i collaboratori della Mobiliare di 50 anni o più, la cui attività talvolta diviene obsoleta a confronto con il mondo digitalizzato?

È veramente una questione di età? Chi non è dinamico a 50 anni, non lo era neppure a 30. Certo, capisco la sua domanda. La Mobiliare sviluppa strategie su questi temi. Personalmente credo che dobbiamo cambiare tutti modo di pensare. Conosco molte persone tra 55 e 65 anni assolutamente in forma, cool, che hanno già visto tanto del mondo, dispongono di tanta esperienza e hanno una gran voglia di digitalizzazione, ma si pongono anche domande sensate in merito. Abbiamo tutti bisogno di coraggio per nuove visioni.

E che aspetto hanno queste visioni?

Spesso i processi di cambiamento non hanno un'efficacia immediata. Ciò significa che dobbiamo reagire sempre più energicamente anche a biografie e impostazioni diversissime. Ad esempio, una persona trova giusto ricevere a 60 anni una lettera di preparazione alla pensione, un'altra si licenzia per questo stesso motivo.

Quindi, come bisogna reagire?

Nella conduzione del personale le «confezioni standard» sono cosa di altri tempi. Oggi dobbiamo reagire in maniera più individuale e dare segnali in questa direzione – e proprio in questo modo possiamo sviluppare insieme nuovi piani. E ciò riguarda anche la crescente digitalizzazione. Dalla Mobiliare ci interessa trovare un modo per seguire in modo mirato i nostri collaboratori anche nei processi di cambiamento socialmente rilevanti. In questo settore la prospettiva interna e quella esterna combaciano.

Quando l'arte aiuta l'economia

Signora Strauss, Lei è storica d’arte ed è convinta che proprio l'arte possa essere utile per l’economia, soprattutto nei processi di trasformazione. Come mai?

Proprio così: l'arte come metodo. Secondo me occuparsi di cultura e di processi di creazione artistica affina la consapevolezza per tutti i temi della trasformazione. Perciò per un'impresa commerciale è molto positivo sedersi assieme a degli artisti, per esempio per lavorare insieme ad un ambito tematico complesso. Emergono nuove prospettive e più che altro anche soluzioni nuove e inaspettate.

Cosa fa di diverso un artista rispetto ad un esperto di economia, quando si tratta di questioni economiche e aziendali?

Occupandoci di processi artistici apriamo la finestra su un mondo in cui non tutto segue immediatamente la logica quotidiana. Un tale mondo ci mette a disposizione una specie di «setup libero» e questo ci fa riconoscere relazioni di cui nella nostra quotidianità non ci accorgiamo. L'arte ci dà l'impulso di osservare la nostra società ed il suo sviluppo da un'altra prospettiva.

Ma allora l'economia può applicare concretamente nel proprio ambito operativo le conoscenze del mondo dell'arte.

Ne siamo convinti. Solo che non funziona 1:1, vale a dire non come in una ricetta dove è indicata esattamente la quantità degli ingredienti. E poi è importante anche la curiosità ed il coraggio nei confronti dell'ignoto. Dall'arte i manager possono imparare a guardare attentamente, a cogliere le sfumature, a riflettere diversamente sulle ambivalenze e anche a sviluppare empatia. Inoltre imparano a parlare in un modo nuovo di un certo tema. E cioè essendo obbligati ludicamente ad esprimersi su qualcosa che non fa parte del setup regolare.

Ma questo potrebbe divenire un campo troppo vasto.

Che significa troppo vasto? E chi lo decide? Una cosa è certa: il nostro mondo diventa sempre più complesso e ciò riguarda anche temi che designamo come «rilevanti per il business». Pertanto per me un concetto importante è quello di «contesto» e si tratta di un concetto che viene influenzato dal gusto del tempo, dai temi socialmente rilevanti e anche da questioni ecologiche.
Io sono convinta che occupandosi di arte si può allenare e migliorare anche una sensibilità al contesto orientata all'economia. Occuparsi di processi artistici può mettere a disposizione strumenti che rafforzano la nostra forza creativa e decisionale. E questo non vale solo per i dirigenti nel settore dell'economia ma anche per un'intera squadra di lavoro.