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SIC sostiene l'accordo quadro

Le relazioni tra Svizzera ed Europa hanno dominato il dibattito in occasione dell’Assemblea annuale dei delegati della Società degli impiegati del commercio, svoltasi a Lugano.


L'accordo quadro tra la Svizzera e l’UE è essenziale per le relazioni economiche. Senza questo accordo, l’economia svizzera perderebbe progressivamente la sicurezza giuridica dell’accesso al mercato interno europeo – e l’UE è il partner commerciale più importante per il nostro paese. Quindi sin dall’inizio di quest’anno la Società degli impiegati del commercio si è più volte espressa favorevolmente circa l’accordo quadro sollecitandone la sottoscrizione.

Ma solo una minoranza tra gli attori politici appoggia altrettanto incondizionatamente l’accordo, richiedendo ulteriori garanzie dall’UE. “Gran parte degli attori politici sembra non riconoscere i rischi che comporterebbero nuovi negoziati. Ulteriori rinegoziazioni non garantiranno esiti migliori”, ha sottolineato Daniel Jositsch, Presidente della Società degli impiegati del commercio (SIC Svizzera), durante l’Assemblea annuale svoltasi il 15 giugno 2019 al LAC di Lugano. Anche le divergenze con i sindacati minacciano di ritardare inutilmente il processo, nonostante il fatto che un po’ più della metà della popolazione svizzera resti favorevole all’accordo quadro come dimostra uno studio attuale dell’Università di Zurigo.

Il tempo preme

La Società degli impiegati del commercio non ha dubbi: anziché perdere tempo prezioso, già di per sé molto risicato, con le posizioni massimaliste dei sindacati, il Consiglio federale deve proseguire la procedura di sottoscrizione includendo tutti gli attori politici e chiarire eventuali questioni aperte con l’UE, affinché l’elettorato svizzero possa decidere tempestivamente sull’accordo quadro senza che l’approccio bilaterale debba affrontare ulteriori ostacoli o subire sanzioni. «Prolungando l’attesa non facciamo altro che arrecare danno a noi stessi», ha concluso Jositsch.

L’ospite dell’Assemblea annuale di SIC Svizzera è stato il Consigliere federale Ignazio Cassis. Durante il discorso con il moderatore Reto Ceschi, responsabile del dipartimento informazione della RSI, Cassis ha spiegato che secondo il Consiglio federale l’accordo quadro o il risultato di questi negoziati sarebbe prevalentemente nell'interesse della Svizzera – questo accordo sosterrebbe efficacemente lo scambio economico tra la Svizzera e l’Unione europea.

Tre punti sono da chiarire

Ma tre punti devono ancora essere chiariti, ha ribadito Cassis. La protezione salariale è la questione più stringente: ci vuole una garanzia giuridica contro il dumping salariale perché bisogna preservare il livello attuale di protezione dei salari. Questo atteggiamento viene condiviso anche da SIC Svizzera. Il secondo punto riguarda gli aiuti statali alle imprese. In Svizzera si teme che l'accordo quadro comporti l'abolizione di alcune sovvenzioni cantonali, quindi c'è bisogno di chiarimenti al riguardo. Lo stesso vale per il terzo punto, ossia la questione della direttiva sulla circolazione dei cittadini dell’UE in Svizzera, che è oggetto di discussione da anni.

Secondo il Consigliere federale avverrà una lenta erosione dello scambio, se l’accordo quadro non si realizza. Questo avrà conseguenze per la situazione sul mercato del lavoro e per la prosperità della Svizzera. Poi Cassis ha aggiunto un’ulteriore riflessione: “Continuando a coinvolgere le parti sociali all’interno del dibattito partecipativo, ci assicuriamo che venga individuata una soluzione accettabile per la maggioranza. Inoltre vediamo in loro degli alleati nella lotta contro l’Iniziativa per la limitazione promossa dall’UDC, la cui approvazione non comporterebbe solo la fine della libertà di circolazione delle persone, ma segnerebbe anche la fine dell’accordo quadro.” In questo contesto, il Consigliere federale ha invitato anche SIC Svizzera a partecipare a queste discussioni.

Evitare di subire l’arida tirannia delle “tre i”

Il futuro pone noi tutti continuamente di fronte a sfide che non abbiamo ancora chiaramente identificato. Ma in ogni caso si tratta di un riorientamento personale e professionale, causato dall'automazione e dalla digitalizzazione, ha spiegato Claudio Moro, presidente del comitato di SIC Ticino, durante l'Assemblea. Quindi le scuole e la formazione continua sono strumenti importanti per affrontare queste incognite e devono riuscire a fare da contraltare a un assedio del presente, che porta all’arida tirannia delle "tre i": inglese, internet, impresa.

Secondo Moro, SIC Ticino è già ben disposta a soddisfare le mutevoli esigenze della formazione di base e della formazione continua, perché nel 2012 le quattro sezioni ticinesi di Chiasso, Lugano, Bellinzona e Locarno sono state fuse in una società unica che è capace di reagire in modo rapido ed efficace. Questo processo di riorganizzazione, ridefinizione e integrazione delle diverse sezioni di SIC è attualmente in corso nella Svizzera tedesca e in Romandia.

Le consulenze di SIC sono apprezzate

Il presidente di SIC Svizzera Jositsch vede un'ulteriore sfida nel fatto che il numero di soci è in diminuzione. Secondo Jositsch, è necessario progettare i servizi di SIC in tale modo che essi inizino con il tirocinio e poi accompagnino gli impiegati del commercio e della vendita per tutta la loro vita professionale – aumentando così la probabilità che gli impiegati rimangano membri di SIC per un periodo di tempo più lungo. Oltre a ciò Jositsch si impegna a garantire la parità di retribuzione tra uomini e donne e si ingaggia per l’introduzione dell'età pensionabile di 65 anni per entrambi i sessi.

Quali altri fattori portano ad una maggiore fedeltà dei membri, si è chiesto il direttore di SIC Svizzera Christian Zünd. Oltre ad un'offerta di formazione continua molto flessibile, occorrerebbe svolgere eventi regionali e prendersi più cura delle offerte di consulenza. Stando a Zünd, molto apprezzata viene la consulenza che concerne questioni salariali, legali e l’attestato di lavoro. Pure la rubrica “consigli" sui vari canali di comunicazione di SIC è particolarmente consultata.

Revisione totale degli statuti di SIC

Zünd ha presentato la proposta di sottoporre gli statuti di SIC Svizzera a una revisione totale in più fasi. Gli statuti sono stati formulati ormai 25 anni fa e devono essere adattati ai cambiamenti sul mercato del lavoro e nella società, causati dalla digitalizzazione e dalle relazioni con l'Unione europea. I delegati dell'Assemblea hanno votato a favore di questa proposta con 28 voti; 11 delegati hanno detto no, 10 si sono astenuti. La disposizione invece, secondo cui la durata del mandato del presidente di SIC Svizzera dovrebbe durare quattro anni, compresa la possibilità di rielezione, è stata adottata all'unanimità.

Emily Unser, Media Relations e Public Affairs SIC Svizzera
Peter Jankovsky, comunicazione SIC Ticino

Emily Unser
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