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Fare rete e collaborare

Quale sarà il futuro degli impiegati del commercio e della vendita? Per la manager Elena Lidonnici, membro del comitato di SIC Ticino, ci sono degli indizi: la messa in rete, lo sviluppo delle soft skills e la realtà del modello T shape che richiede la formazione continua.

Signora Lidonnici, incominciamo con una domanda un pochino ingenua: com’è diventata dirigente?

Ho incontrato delle persone che hanno creduto in me, e che hanno investito su di me e sulle mie competenze, permettendomi di crescere e di migliorarmi nel tempo. Per questo credo molto nel “give back” e nelle attività di mentorship che ho fatto, e che faccio, per aiutare i giovani a crescere nei loro percorsi professionali.

Come vede i cambiamenti attuali causati dalla digitalizzazione e da altri fattori tecnico-economici?

In generale credo che un cambiamento, qualsiasi esso sia, vada visto come un’opportunità di crescita e come una sfida da cogliere. Certo questo non significa che sia una strada sempre in discesa.

Appunto, sembra che sempre più spesso questa strada professionale diventi ripida.

Bisogna più che mai darsi da fare. Il mondo oggi è molto più connesso e quindi anche le aziende si confrontano con l’esterno in maggior misura rispetto al passato. Oggigiorno molte ditte estendono il loro business con servizi aggiuntivi per poter competere sempre di più e sempre meglio. Questo per i collaboratori significa dover sviluppare nuove competenze, soprattutto nel senso delle cosiddette soft skills.

Di quali competenze si tratta?

Per esempio della capacità di comunicare e di ascoltare, o di mettersi in stretta relazione con gli altri per sviluppare nuove idee. Oggi è più che mai necessario avere la capacità di raccogliere le informazioni in modo organizzato così da poter migliorare il proprio lavoro e quello degli altri.

Ma questo non sembra sempre così facile.

Ogni persona è diversa e ognuno sviluppa le soft skills a suo modo. SIC Ticino, analizzando il caso di un collaboratore che frequenta un corso, può mostrare la strada migliore. In tale modo le diverse competenze soft degli impiegati possono formare, se prese nel complesso, un bell’intero a favore dell’azienda in cui essi lavorano e creare così un grande valore aggiunto.

In quale misura la formazione continua potrebbe essere una specie di garanzia per un futuro professionale più sicuro?

Sono convinta che la formazione continua sia un must. Oserei dire ormai più un obbligo che una scelta. Non se ne può in nessun modo fare a meno!

Per precisarlo, come vede il ruolo e la posizione di SIC Ticino?

Penso che il ruolo di un’associazione di categoria come SIC Ticino debba essere equivalente a quello di un mentore. È un referente al quale potersi affidare con la consapevolezza che si riceveranno i migliori consigli per indirizzare al meglio la propria carriera professionale e, nel caso di SIC, anche le formazioni migliori. È come una spalla su cui gli impiegati possano appoggiarsi con fiducia.

La digitalizzazione porta gli impiegati del commercio verso un futuro lavorativo in cui tutto verosimilmente si svolgerà tramite il cellulare.

Il futuro è già oggi se pensiamo che oltre l’80% degli accessi a internet avviene attraverso un cosiddetto mobile device. Certamente il mondo evolve verso una digitalizzazione dei processi e questo implica che attraverso un cellulare o un tablet si possa sempre più interagire con i sistemi aziendali. Ma non necessariamente tutto si svolgerà solo attraverso il cellulare.

A che cosa pensa?

Ci sono processi aziendali che richiedono l’impiego di un computer, ma gli output di questi processi oggi sono perfettamente consultabili via cellulare cosa che in passato non era pensabile. La digitalizzazione rende obsolete le statistiche fatte, ad esempio, su un file excel perché possono essere generate in automatico attraverso dei software mirati. Semmai oggi la sfida per gli impiegati è quella di saper interpretare in modo conveniente le informazioni che ricevono.

Qual’è la sua visione del futuro impiegato del commercio?

Sta cambiando il modo di lavorare. Le aziende si mettono sempre di più in rete e questo richiede non soltanto di saper interpretare i dati, ma anche di saperli condividere dentro e fuori l’azienda nel modo giusto per generare business per noi e per le aziende che con noi lavorano. Oggi il suggerimento potrebbe essere quello di fare rete e collaborare prima ancora che di competere

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Gli impiegati dovranno essere più polivalenti, dice Elena Lidonnici,
membro del comitato di SIC Ticino.

„T shape“, „drippy T“ e la voglia di imparare

Nel contesto delle competenze „orizzontali“ si parla molto del cosiddetto modello T shape che si compone della linea orizzontale delle ampie conoscenze generali ed inoltre della linea verticale che rappresenta la competenza di specialista. Ma oggigiorno dovrebbe prevalere in realtà il modello „drippy T“ con diverse linee verticali che hanno una diversa lunghezza rispettivamente profondità. Dunque, signora Lidonnici, quali linee verticali un impiegato del commercio dovrebbe allungare e sviluppare?

Tutto quello che può portarlo ad essere in grado di ampliare il business del datore di lavoro, e a migliorare la relazione col cliente, trovo che sia strategico. È pur vero che ogni persona è diversa e dunque vale l’importanza di fare un’autoanalisi eventualmente facendosi consigliare dagli specialisti della formazione continua di SIC Ticino. Occorre comprendere dove si è più deboli per poter colmare le lacune. E anche secondo me il modello “drippy T” è più vicino alla realtà e mi sembra senz’altro percorribile. Per chi ha voglia di imparare non ci sono limiti.

Dunque, il futuro per gli impiegati sarà una bella sfida.

Per ampliare il business e migliorare la relazione col cliente le aziende avranno bisogno dei nostri impiegati del commercio. Ma essi dovranno essere più polivalenti e capaci di avere una maggior visione di insieme come visto nel modello T shape.

E cosa dovrebbe fare SIC Ticino nel contesto del modello T shape?

Uno dei ruoli di SIC Ticino, come ente che eroga formazione, è quello di interpretare in anticipo le tendenze, consigliare e poi formare al meglio gli impiegati del commercio. Ed è quello che stiamo facendo.

Intervista e fotografie: Peter Jankovsky

L’età e l‘incertezza

Signora Lidonnici, secondo lei, la situazione per gli impiegati del commercio e della vendita è davvero così incerta come molti sostengono?

Credo che oggi viviamo in un’epoca dove abbiamo imparato che la parola “incertezza” è parte integrante del nostro quotidiano a prescindere dalla formazione più o meno specifica che possiamo aver avuto!

Riguardo a questa incertezza, cosa raccomanda ad una giovane impiegata del commercio e, diciamo, ad una impiegata over 40 o 50?

Personalmente ho fatto della formazione il “leitmotiv” della mia vita nel senso che non ho mai smesso di imparare. Più volte nel corso degli anni ho seguito dei momenti di formazione che mi hanno permesso di accrescere le mie competenze anche trasversalmente. Credo che questo sia stato uno dei migliori investimenti della mia vita. Per questo lo consiglio sia ai giovani che ai meno giovani.

Vuol dire che sul mercato del lavoro l‘età di un impiegato non importa così tanto?

Più importante dell’età è la voglia di rimanere aperti e curiosi e quindi di voler imparare. Ci sono dei trentenni che sono così chiusi nelle loro menti da sembrare di vent’anni più vecchi.

Dunque gli impiegati over 50 non fanno necessariamente più fatica ad aggiornarsi.

Credo che il ruolo chiave venga giocato dalle aziende nelle quali le persone sono impiegate. Oggi le imprese più lungimiranti hanno capito che bisogna investire sulla formazione dei propri dipendenti senza limiti di età per creare quelle competenze “orizzontali” che sono sempre più necessarie. Alcune aziende stanno addirittura investendo in corsi specifici per capire i punti di vista diversi e le possibili ragioni di certe dinamiche e di certi comportamenti fra generazioni e trarne un vantaggio.

Sembra allora che l’opposizione giovani-vecchi diminuisca sempre di più.

Quest’opposizione viene superata se mettiamo insieme le persone e le facciamo parlare tra loro. Possiamo raggiungere l’integrazione tra le generazioni se ci sforziamo di comprendere il loro diverso modo di percepire, ragionare e comunicare e creiamo un terreno di scambio condiviso. E creando così una nuova comunità lavorativa generiamo un prezioso valore aggiunto per la ditta e per i suoi prodotti o servizi.